Senza titolo

Lo vidi di sfuggita, perché ormai avevo proseguito, ma sapevo che era lì, tra una “o” e una “I”, a cavalcioni del punto. Fatto sta che avevo letto il moscerino e il senso della frase era cambiato – chi pensava più a Ku-ring-gai, ai suoi truci aborigeni, alla disperazione degli elefanti, a… – Il moscerino era verde e avevo dimenticato tutto il resto. A dispetto della sua debolezza palpabile, nelle moderne architetture delle L delle E delle I si era subito ambientato e sculettava, sissignore sculettava, perfettamente a suo agio. Se un alito di vento lo colpiva, fremeva come un tizzone e separava le ali, pronto ad ogni evenienza. Poi, come ritrovando l’impulso originario, percorreva il lungo e in largo il labirinto d’inchiostro, ignorando sensi vietati e sbarramenti. Era tenero e, per certi versi, ipnotico. Finché sparì, un pulviscolo nel particolato. Non so che fine abbia fatto, e francamente nemmeno mi interessa più.

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