Spostamenti di una saponetta

tajmahal
Nella mia vita gli oggetti subiscono una rigida selezione naturale. Se sono ingiusto, a volte, è perché ne va della mia sopravvivenza –sono i miei stessi limiti a suggerirmi a gran voce queste rinunce drastiche e definitive. Ad oggi mi rimangono alcuni libri (non è il caso di ribadirlo) e una saponetta. Ora la saponetta perde la prima pelle, una carta regalo blu, insieme ad una coccarda argento che il caso ha scelto e una commessa vi ha unito macchinalmente; al contempo la carta regalo blu elettrico perde la forma di parallelepipedo smussato, ed è talmente esposta ad ogni stortura che mi sembra più pietoso gettarla via, e nel gettarla via, o forse alla sola idea, sto male. Passano mesi e ancora mi domando dove mettere la saponetta. Se la metto accanto ai libri, come un piccolo libro profumato, subito in cuor mio cerco il cifrario che mi cali nel suo ventre di vaniglia, e questo non va bene. Ma anche altrove è fuori posto, la gente mi chiede – che cos’è? -, e io devo continuare a mentire: – E’ una saponetta. – Non c’è una soluzione immediata, un giorno rimuoverò l’ulteriore carta che l’avvolge, un altro giorno la porterò in doccia, aprirò l’acqua bollente e la vedrò diminuire, la vedrò sparire, questo un giorno vedrò, magari quel giorno è vicino. Nel frattempo, aprendo un cassetto dimenticato, salta fuori di nuovo la carta regalo. E’ ancora una pelle, ma una pelle morta che stavolta getto via, davvero.

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