A day in the life

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6 del mattino. Qualcuno scaraventa qualcosa sul mio letto con una violenza inaudita. Apro gli occhi e lo vedo: è un cassetto. L’ombra di mio zio sta rovistando in quel cassetto al buio, forse per non svegliarmi. Mi tiro un po’ su e lo fisso. Vedo ancora tutto distopico. Mio zio allora pensa bene di mettermi a parte di quei pensieri che un attimo prima mulinavano solo nella sua testa: “è impossibile…”, “ma dove sta…” eccetera. Ben presto inizia a ripetersi.  Alla fine si dà per vinto, esce dalla stanza pian pianino, facendo molta attenzione a non far rumore con la porta, il cassetto lo lascia lì. Un attimo dopo schizza di nuovo in camera come l’uccello di un orologio a cucù, accende la luce, rimette il cassetto nella guida ed esce sbattendo la porta, “tanto ormai eri sveglio”, si giustificherà più tardi. Il resto della mattinata lo passa a pregare, mentre io mi rivolto nel letto. Penso al mio amico, Morris, quando qualcosa non gli andava a genio sembrava sempre che masticasse qualcosa, all’inizio la cosa mi faceva ridere, ora condivido con lui l’amaro boccone metafisico che sono gli altri.

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