Shabbat shalom

20100824-challah5-silvermoon
E’ Shabbat, si fa il Kiddush e poi subito netilat yadaim, letteralmente “innalzamento delle mani”. Durante il lavaggio le mani vengono innalzate per evitare la sicura contaminatio con gli umori reflui provenienti dagli avambracci appena leccati dal cane. Successivamente il capofamiglia accarezza il cane, divide il pane in piccoli pezzetti, vi sparge sopra un po’ di sale e ne offre ai commensali. Visto che a quanto pare gli altri se ne lavano la mani decido di intervenire io: “scusa zio, ma come ti viene in mente di accarezzare il cane e poi di toccare la roba da mangiare?”, mio zio si nasconde dietro un dito, “guarda che il cane è pulito!”, però sa di averla combinata grossa e per recuperare consensi stacca un altro pezzetto di pane e lo dà al cane, che è tenuto in gran conto, sicuramente più di me e di un cuginetto precocissimo che infatti già odia tutti. Io, comunque, di questo pane non ne mangio.

A day in the life

Pieter_Bruegel_the_Elder_-_The_Tower_of_Babel_(Vienna)_-_Google_Art_Project_-_edited

6 del mattino. Qualcuno scaraventa qualcosa sul mio letto con una violenza inaudita. Apro gli occhi e lo vedo: è un cassetto. L’ombra di mio zio sta rovistando in quel cassetto al buio, forse per non svegliarmi. Mi tiro un po’ su e lo fisso. Vedo ancora tutto distopico. Mio zio allora pensa bene di mettermi a parte di quei pensieri che un attimo prima mulinavano solo nella sua testa: “è impossibile…”, “ma dove sta…” eccetera. Ben presto inizia a ripetersi.  Alla fine si dà per vinto, esce dalla stanza pian pianino, facendo molta attenzione a non far rumore con la porta, il cassetto lo lascia lì. Un attimo dopo schizza di nuovo in camera come l’uccello di un orologio a cucù, accende la luce, rimette il cassetto nella guida ed esce sbattendo la porta, “tanto ormai eri sveglio”, si giustificherà più tardi. Il resto della mattinata lo passa a pregare, mentre io mi rivolto nel letto. Penso al mio amico, Morris, quando qualcosa non gli andava a genio sembrava sempre che masticasse qualcosa, all’inizio la cosa mi faceva ridere, ora condivido con lui l’amaro boccone metafisico che sono gli altri.

Residenza

39091ec756092c32072a3fecaab64797_b3b0d-http-www-rischiocalcolato-it-wp-content-uploads-2012-08-un_giorno_di_ordinaria_follia-396x300-jpg

Nel 2006 mi cancellarono la residenza causa irreperibilità. A detta di tutti avrei dovuto rifarla al più presto per un semplice motivo: “è importante”. A naso, però, anche rilassarsi è importante, e riesce molto meglio se non ti arrivano le multe a casa, così lasciai correre finché un bel giorno mi accorsi che senza residenza Ing Direct non mi inviava il pin del bancomat di Conto Arancio. Ad onor del vero non posso essere sicuro al 100% che fosse quello il motivo, comunque o era quello o la religione. Mi recai così all’ufficio anagrafico della mia circoscrizione, la tizia allo sportello mi spiegò che sarei dovuto tornare lì con mia nonna e farle confermare che abitavo da lei, niente di più facile!!! (eh eh) Il lieto fine era imminente, quella notte languii come un ragazzo innamorato fantasticando le 4 cifre del mio nuovo pin. Sennonché il giorno dopo mio zio Adolfo, che si trovava precisamente nella posizione di poter dire una frescaccia qualunque, e gratis, convinse mia nonna che farmi fare la residenza a casa sua era un po’ come andare in prigione al Monopoli. Avrebbe automaticamente perso la pensione, la casa e anche tutti gli alberghi!!! L’altro mio zio, Stefano, confermò prontamente tutto (grazie zio). Mia nonna aveva ormai la pulce all’orecchio.  – Scusa, ma perché la residenza non la fai a Santa Marinella? -, mi chiese. E giustamente, aggiungo io, cioè, se veramente non c’era alcun inconveniente, perché nessun altro si era offerto di farmi fare la residenza a casa sua? Eh?!