Fine del caos

Una sorta di equilibrio statico fa scivolare la mia espressione verso il funereo. Per questa ragione da sempre evito quelli che ridono come se non ci fosse un domani, li evito a malincuore, perchè ciascuno è troppo concentrato sull’espressione dell’altro e questo crea un penoso cortocircuito, un’ impasse a cui reagiamo in modo inverso: io sorridendo come lo spauracchio del mago di Oz, loro cercando immediatamente qualcun’altro con cui conversare. Come se non bastasse i miei parenti mi credono depresso, e mi danno tutti i possibili consigli che si possono ottenere permutando “mettiti i soldi da parte”, “non pensarci” e “vattene in Israele” in insiemi di due. Dato che procedono random, possono volerci diversi anni perchè si arrivi ad una nuova combinazione, ma quando ciò accade essa trova posto all’istante nel mio mondo interiore vicino ad altra monnezza consimile. La verità è che non accetto consigli da chi è capace di sedersi su un libro perchè non l’aveva visto. Se ti siedi su un libro non è distrazione, è TACCITUA! Viceversa se le persone che contano, quelle che ho scelto, mi consigliano sia pure un’idiozia, come leggere un quotidiano ogni tanto, ce la metto tutta, apro il sito ansa.it e poi lo richiudo, e con esso l’ottimo proposito di calarmi in questo Gran Tutto di cui non mi frega un Gran Cazzo, Diomede! La mia vita si consuma in una stanza in cui contendo ogni molecola di ossigeno col pc. Mai una gioia, se si esclude quella ragguardevole di aprire Facebook e rimirare la richiesta di amicizia di Noemi in arte Russo ancora lì, come un’eterna supplica. Per il resto grindo persone in chat, ragazze nella fattispecie. – Ke dici?-, -Nnt te?-. Parte di esse hanno un’anima/la simulano attraverso frasi di Alda Merini, e tutte, ma proprio tutte, credono di essere mie amiche. A me va benissimo: le amiche portano amiche che portano altre amiche finchè uno non finisce gli slot per le amiche e al limite può provare a combinarne due insieme per vedere se ne esce fuori qualcosa di diverso, o anche nulla e liberare due slot, come mi è accaduto di recente. L’ “harem di Moneta”, i miei amici hanno battezzato così quell’insieme fluido fatto di scelte di riserva, di amori deliranti ( 😉 ) e di poracce buttate lì a riempire gli interstizi perchè no.
Questo è quanto, il sabato sera ne pesco due o tre, le più carine possibili, e me le porto a spasso, con l’unico costrutto di infondere fiducia ad altri tisici come me, che incontrandomi per strada si immagineranno di sicuro 1000 cose. E invece 8 al massimo.