Bye bye

disegnare-l-'immagine-di-un-gatto-bianco-nb19321

La casa dei doganieri. Una volta se volevi conoscermi meglio ti bastava leggere quella poesia. L’incontro con l’altro, mai indolore. La memoria che si fa ricordo. La chiarezza, sempre intempestiva. E l’eterno sospeso per le persone che abbiamo perso. Come se la loro assenza non mettesse in causa la natura che gli attribuiamo, e fosse un problema in fondo risolvibilissimo, di quelli che basta sedersi a un tavolino e armarsi di buona volontà. Ma a un certo punto apri gli occhi e aggiorni i tuoi dati. Getti indietro ogni filo, all’altro capo non c’è nessuno che meriti la tua attenzione. Apri gli occhi e lo sai, chi va e chi resta, senza che te lo debba domandare una vita intera: i miei amici, che mi fanno fare il matto ed evitano che lo diventi davvero, questa sconosciuta dall’accento lievemente connotato che di me si è fatta “un quadro molto positivo”, mia madre, a cui ho detto di avere la dismorfofobia così, per stuzzicarla, per sentirmi rispondere “a Maicolì…” e rubare un minuto di attenzione. I mondi interiori invece sono mondi di solitudine. Non pullulano delle persone che abbiamo amato, se non nelle fiabe venute fuori dalle canzoni di Battisti (gran bel cd comunque). Le persone ci vengono strappate dalla loro stessa natura, non da una qualche assurda fatalità, e si perdonano ciò che non ci perdonerebbero, e che noi stessi non ci perdoneremmo. Questo per dire che non ti perdono. E, qualora te lo stessi domandando, che non sei come me.

Advertisements

2 thoughts on “Bye bye

  1. Ho molte cose da raccontare e così tante da condividere che appena qualcuno mi ascolta scoppio in un mare di silenzio. È traumatizzante quanto non veritiero. O almeno: a volte è realtà. Fantasticando su ciò che è e su ciò che non è, realtà non realtà, finiremmo per inciampare in discorsi lunghi e, secondo l’opinione comune, o almeno secondo la maggior parte, noiosi.
    Ho sempre amato, di mio conto, inciampare in questi discorsi.( Che brutto termine poi “inciampare”, sembra quasi un incidente! Temo inoltre che sia arrivata l’ora di costituirmi: sono io che spingo spesso la gente. La faccio scivolare nel fiume e mi accomodo su di un sasso posto alla riva della mia immaginazione. lì, con estrema tranquillità, propria di chi lascia che le cose seguano il loro corso liberamente, osservo le “vittime”. <> – Mi domando accennando un sorriso – <> ( chi vuol capire la metafora capisca ). Questi discorsi sfociano in fiumi di filosofie e ragioni legate in modo prematuramente ossessivo ai torrenti più gelidi – a volte ci si trovano anche delle pozze di acqua calda sulfurea (quando succede è bellissimo) – della nostra mente.
    Discorsi astrusi! – riterrebbero molti.
    Astratti! Poco concreti!
    Chi mai ha detto che l’astratto non è concreto? L’astratto, gente, è più concreto di quel che sembra. A differenza del concreto, invece, che non può essere astratto.
    È forse questo lo scorrere libero dei pensieri Michael? Oh sì. Sì, sicuramente.
    Buona serata.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s