In attesa

donna_farfalla

In attesa

Mi chiedi come sto
tu che sai bene che non si può
modulare se stessi in un “come”
a piacimento.

Pensa ad un tronco che per necessità sorregga
rami anche solo immaginati
oggi, domani, dopodomani, tra tre giorni, quattro:
ha forse identità
nella resistenza pura
nella tensione invisibile
dei nodi.

Ma la sua voce spesso
ha il suono sommesso
di un crepitio
o di una carezza -inattesa-
che non irretisce né si ripete.
Poi, se non puó altrimenti, quello violento
dello squasso primitivo che lo spezza.

Per questo l’hai dimenticata.

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Anyway

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Anyway

Più che dalle donne, sono sempre stato ossessionato dai loro nomi. Mi sveglio la mattina e ZAC, Martina! Faccio colazione e niente. Poi magari un giorno è finito il latte e giù, Tamara, Margherita, Olga, Tamara (un’altra). Da bambino era 1 e lo gestivo in scioltezza. – “Da grande farà l’avvocato” – diceva mio nonno. E tutti i parenti lo seguivano, ma io sapevo che dietro l’elogio della mia “parlantina” si celava l’occulto rimprovero per il fatto che volessi sempre e comunque aver ragione, così non li ho mai presi troppo sul serio. Nel frattempo i nomi diventavano sempre di più, li evocavo di continuo, preda di un lavorio interiore estenuante, che non mi lasciava la forza per occuparmi di nulla di concreto. Ecco perché scelsi filosofia, e da lì: – “E’ un filosofo!” -. A dispetto del poco tempo passato insieme, tra questi nomi figura quello di Camilla Isabel, una ragazza spagnola capace di carpire all’istante la mia stima incondizionata. In vita mia ho conosciuto circa 9 persone, anche se me ne ricordo solo 3, e tra tutte lei, pur non essendo perfetta, era quella che mi assomigliava di più. Ed era pure bellissima, come mi facevano notare di continuo i miei amici, tanto che alla fine me ne sono accorto pure io. Fisicamente non era il mio tipo, diffido delle bionde e delle lisce e lei era l’una e l’altra. Però mi piacevano le espressioni, ora intense ora rilasciate, che si susseguivano sul suo volto, asimmetrico come lo sarebbe stato poi il nostro rapporto. Praticamente un mese di chat tondo tondo e poche uscite, 8 al massimo. Citazioni, link, confessioni, PANICO, SI E’ SCONNESSA! Tanti fotogrammi interlacciati che replicano lo spettro completo delle mie emozioni. Emozioni negative, perlopiù: io le raccontavo gli eventi più significativi della mia vita, per esempio la nascita, mentre lei pensava solo al suo fidanzato, a farsi fotografare in espressioni buffe con amici simpatici a latere e ad altro che non volli sapere ma seppi, perché nel nostro ambiente le voci girano e uno non sa più a chi credere!!! Una volta stava per darmi buca per non perdere uno speciale in seconda serata su Battisti, riuscii ad evitarlo mirando al suo senso di colpa, ma dopo aver dato ampiamente fondo a quella piccola soddisfazione dovetti guardare in faccia la realtà: la sua assenza si solidificava giorno dopo giorno, come la cera fusa che mi spalmava impunita su cardigan freschi di tintoria, e in generale potevo dedurre il suo interessamento solo dalla costanza con cui mi torturava. Sapendo quanto lo detesto, mi toccava con le mani unte di qualunque cosa, dall’olio di frittura alle secrezioni di gatti randagi. Non potevo neanche mangiare un cornetto in santa pace che subito mi assaliva tra fiotti di Nutella e sbuffi di zucchero a velo. Io la adoravo ogni giorno di più, nonostante stroncasse sul nascere ogni mia manifestazione d’affetto. – “Chiamami quando vuoi” -, mi diceva, e quando lo facevo a volte parlavamo fino al mattino, altre volte si negava senza motivo, applicando spero inconsciamente la tecnica del “rinforzo intermittente” con cui si educano i cani. Si piccava di avere diverse personalità e ne ostentava il conflitto epidermico, mentre i suoi atti tradivano la coerenza di una progressione aritmetica di cui non riuscivo ad intuire la ragione. Come un musicante di strada avevo catturato la sua attenzione un istante; avrei potuto tenere quell’ultima nota allungata ancora un po’, e poi l’avrei persa per sempre. Accadde senza preavviso: – “Tu sei molto meglio di me”-, mi scrisse, e in un attimo mi bloccò da Facebook, probabilmente per risparmiarmi di vederla sbiadire dietro una nebbia di zucchero a velo come il mio, ma più dolce. Fu un duro colpo per la mia autostima, uno dei pochi che sia realmente andato a segno, perché in cuor mio sapevo lei mi capiva come nessun altro, e mi aveva scartato con piena cognizione di causa, come fecero al militare. Anyway, di lei mi rimane un cd, e tanti capelli sparsi come dorate venature sui sedili. Finchè non lavo la macchina, poi solo un cd.